Le persone a sentirle parlare hanno tutte ragione. Così si fatica a capire com’è che il mondo va male; se ognuno di noi è nel giusto, logica vuole che tutti siamo nel giusto. E invece no, perché a prestare attenzione ai discorsi delle persone c’è sempre quello lì o quella lì (quelle lì o quelli lì) che stanno sbagliando di brutto, che non si sa come farglielo capire, che ci abbiamo provato ma è come parlare al muro, che quella lì o quello lì (quelli lì o quelle lì) sono irrecuperabili, non cambieranno mai. E noi che ascoltiamo parlare la persona che è nel giusto non possiamo che dirci d’accordo e annuire che sì, è proprio così, ma dentro noi stessi pensiamo che anche la persona che parla e si crede nel giusto sta sbagliando a comportarsi o a pensarla in quel modo, che se ci trovassimo noi nella sua situazione agiremmo diversamente e in pochi minuti risolveremmo l’inghippo e ricondurremmo quello lì o quella lì (quelle lì o quelli lì) - che sono evidentemente nel torto - alla ragione. E insomma fa bene Carlo, a non dar confidenza nessuno.
30.11.09
27.11.09
Poesia di Natale
Ebbene, per una serie di ragioni mi è stato chiesto di scrivere una poesia sul Natale. Ammetto, in tutta onestà, che la cosa è spiazzante. Lì per lì ho detto: beh, va bene, sì si, bene, scriverò una poesia sul Natale. Ma sentivo comunque una certa perplessità. Di certo, non ho mai pensato di scrivere una poesia sul Natale. Cioè, una volta avevo scritto un racconto sul Natale, ambientato nel giorno di Natale in un'agenzia ippica, poi l'ho un po' cambiato, riscritto, e alla fine il Natale non c'era più. Quindi si potrebbe dire che non ho mai scritto nulla sul Natale. Anzi no, un'altra volta ho riscritto una commedia per un saggio di alcuni ragazzi, mi dice la prof: ecco, ci sarebbe questa favola, sul Natale, andrebbe messa in scena. Ho capito, va bene, la facciamo, sì sì, bene. Poi l'ho letta. Poteva essere Dickens, che ci fanno pure i film con J. Carry. Invece era Guareschi, e, beh, per capire bisognerebbe leggerla. Fatto sta che alla prima stellina cometa, alla prima "magia" di Natale m'è preso il mal di mare e allora ho riscritto tutta una roba con delle formiche rivoluzionarie, dei corvi... bah insomma, forse qualcosa della favola c'era ancora, ma insomma diciamo che non era più una favola di Natale, col Natale.
Così ora eccomi lì col foglio bianco, dopo che mi scrivono la mail con nero su bianco "aspettiamo il tuo testo". Cioè,la poesia sul Natale.
Ora, mi chiedo, esiste forse un tema più difficile che una poesia di Natale? Che se parli dello spleen della città, del consumismo, del panettone, sei scontato. Se parli di cosa ti cucinava tua nonna, del ritrovo in famiglia, di te coi regali a tre anni, sei retorico. Se parli del freddo, della neve, della notte, sei naive. Se parli del tema religioso... e come fai a parlare del tema religioso partendo dal Natale in una poesia di Natale? E' tutto molto complicato. Allora un flash: ricordo di aver comprato anni fa un libro di Brodskij dal titolo "Poesie di Natale". E rammento chiaramente di non averlo mai letto tanto bene per il motivo, appunto, che c'erano "poesie di Natale", il che è piuttosto respingente, quantomeno per me, a ben vedere. Però, uno si dice, forse provare a leggerla, una poesia di Natale di Brodkij, perché no, potrebbe anche aiutare a trovare una strada... e trovo questi versi, che sono solo l'inizio di una poesia più lunga, e mi dico: però, Broskij, lui ce l'ha fatta a scriverla la poesia di Natale.
Il secondo Natale in riva al Ponto
che non è mai ghiacciato. La stella
dei re Magi sul recinto del porto.
Non posso dire di non riuscire
a vivere senza te - visto che vivo.
Come da questa pagina è evidente.
Esisto: trangugio la mia birra, imbratto
fogli, e l'erba, la calpesto.
Così ora eccomi lì col foglio bianco, dopo che mi scrivono la mail con nero su bianco "aspettiamo il tuo testo". Cioè,la poesia sul Natale.
Ora, mi chiedo, esiste forse un tema più difficile che una poesia di Natale? Che se parli dello spleen della città, del consumismo, del panettone, sei scontato. Se parli di cosa ti cucinava tua nonna, del ritrovo in famiglia, di te coi regali a tre anni, sei retorico. Se parli del freddo, della neve, della notte, sei naive. Se parli del tema religioso... e come fai a parlare del tema religioso partendo dal Natale in una poesia di Natale? E' tutto molto complicato. Allora un flash: ricordo di aver comprato anni fa un libro di Brodskij dal titolo "Poesie di Natale". E rammento chiaramente di non averlo mai letto tanto bene per il motivo, appunto, che c'erano "poesie di Natale", il che è piuttosto respingente, quantomeno per me, a ben vedere. Però, uno si dice, forse provare a leggerla, una poesia di Natale di Brodkij, perché no, potrebbe anche aiutare a trovare una strada... e trovo questi versi, che sono solo l'inizio di una poesia più lunga, e mi dico: però, Broskij, lui ce l'ha fatta a scriverla la poesia di Natale.
Il secondo Natale in riva al Ponto
che non è mai ghiacciato. La stella
dei re Magi sul recinto del porto.
Non posso dire di non riuscire
a vivere senza te - visto che vivo.
Come da questa pagina è evidente.
Esisto: trangugio la mia birra, imbratto
fogli, e l'erba, la calpesto.
25.11.09
maddormentavo (ovvero amanti del matarazzo)
Maddormentavo di tutto.
Ronfavo come una caffettiera indecisa.
Maddormentavo di notte, manco a dirlo, ma ad una velocità tale che i compagni di letto - dormivamo in tanti all'epoca, a turni, ma io c'ero sempre, stakanovista del cuscino - venivano a controllare che fossi ancora vivo.
Maddormentavo a lezione, poca cosa direte, ma in prima fila in faccia al professore, che non poteva fare altro che fermare la lezione.
Maddormentavo in treno, fino all'ultima stazione - non mia - fino al capolinea sull'autobus, in macchina per tutto il viaggio, fossero curve e tornanti o comoda autostrada.
Maddormentavo in fila alla posta, dal salumiere, dal dentista durante l'otturazione, in Chiesa al confessionale, negli spogliatoi dei negozi d'abbigliamento, in spiaggia sulla sabbia e in mare al largo. Maddormentavo in piedi, sul prato, in ginocchio, accoccolato, seduto col rivolo di bava, dopo l'ultimo singulto di piacere, dopo aver fatto la domanda sbagliata.
Maddormentavo durante la resa dei conti.
"Dormi chiossai d'u matarazzu", mi dicevano. E mi piaceva sentirmelo dire - sarà che in dialetto novarese il materasso è tuttaltro che statico: mi diceva, sogna e vai.
Ronfavo come una caffettiera indecisa.
Maddormentavo di notte, manco a dirlo, ma ad una velocità tale che i compagni di letto - dormivamo in tanti all'epoca, a turni, ma io c'ero sempre, stakanovista del cuscino - venivano a controllare che fossi ancora vivo.
Maddormentavo a lezione, poca cosa direte, ma in prima fila in faccia al professore, che non poteva fare altro che fermare la lezione.
Maddormentavo in treno, fino all'ultima stazione - non mia - fino al capolinea sull'autobus, in macchina per tutto il viaggio, fossero curve e tornanti o comoda autostrada.
Maddormentavo in fila alla posta, dal salumiere, dal dentista durante l'otturazione, in Chiesa al confessionale, negli spogliatoi dei negozi d'abbigliamento, in spiaggia sulla sabbia e in mare al largo. Maddormentavo in piedi, sul prato, in ginocchio, accoccolato, seduto col rivolo di bava, dopo l'ultimo singulto di piacere, dopo aver fatto la domanda sbagliata.
Maddormentavo durante la resa dei conti.
"Dormi chiossai d'u matarazzu", mi dicevano. E mi piaceva sentirmelo dire - sarà che in dialetto novarese il materasso è tuttaltro che statico: mi diceva, sogna e vai.
post it # 27

Questa settimana il numero delle cose che mi preoccupano è salito a 15. Due in più rispetto all'ultimo aggiornamento. Per quanto ci provi, sono incapace a immortalare in foto l'intensità oggettiva del mio lavandino. E credo che gli occhiali da lettura stiano assumendo un atteggiamento decisamente ostile. Devi assolutamente fare qualcosa! C'è bisogno che ti ricordi che la maniglia della porta della mia camera ha cominciato a girare da sola? Voglio un hamburger; e la serie completa dei personaggi di Star Wars fatta coi pupazzetti del Lego. Poi puoi toglierti dai piedi. (Fino alla prossima consulenza su quale immagine adottare come nuovo avatar del mio Facebook).
24.11.09
e se c'hai
e se c'hai un amico - pure uno solo - col quale perderci i pomeriggi a vagare per una città qualsiasi, che ti frega del lavoro che ti annoia che ti frega della politica e del governo che va in malora che ti frega dei titoli del giornale e della televisione spazzatura che manda i film belli la notte alle tre. Dicevo, se c'hai questo amico, puoi passarci il tempo a prendere in giro i passanti o a guardare le donne che tornano a casa di sera, posare il culo al bar sottocasa e parlare due ore dei film di Tarkowsky che non se lo caga nessuno perciò ti piace.
23.11.09
Domani parto
Mentre pensavo il pensiero tondo che tutto sta nel ritmo e mi chiedevo se il mondo è musica o rumore, mentre pensavo a quante parole mute e ritmo era il mio passo lungo nelle foglie, mentre pensavo, da un cespuglio basso il vento ha liberato un ricordo vecchio di sole, che fa così:
un ombra terra ghiacciolo di menta
passa mia madre però non mi vede
due vieni qui zitto con me c’è posto
tre quattro trema per la corsa il piede
mese di spine cinque resto ferma
sei cuore in gola appallottolato
sei cuore in gola è ancora troppo presto
sei pomeriggio sai che ti aspettavo
sette otto nove dieci non ti volti
dieci mollette per i miei codini
dita di miele chiamano le mosche
ginocchia rosse lividi di guerra
undici piani pieni di balconi
terra pestata sotto il sempreverde
dodici ombra tredici paura
urla gradini il sole come scotta
‘ttordici è toppa è toppa è toppa
quindici sediciassette diciotto
aspetto ancora aspetto aspetto aspetto
siamo a settanta fine della conta
da qui ti vedo faccia di matita
domani parto viaggio pesci mare
da qui ti vedo scattano le gambe
erba discesa un salto sono fuori
è muro è casa ti sfioro mi tocchi
liberi tutti nessuno mi batte
liberi tutti nessuno mi batte
liberi tutti nessuno...
un ombra terra ghiacciolo di menta
passa mia madre però non mi vede
due vieni qui zitto con me c’è posto
tre quattro trema per la corsa il piede
mese di spine cinque resto ferma
sei cuore in gola appallottolato
sei cuore in gola è ancora troppo presto
sei pomeriggio sai che ti aspettavo
sette otto nove dieci non ti volti
dieci mollette per i miei codini
dita di miele chiamano le mosche
ginocchia rosse lividi di guerra
undici piani pieni di balconi
terra pestata sotto il sempreverde
dodici ombra tredici paura
urla gradini il sole come scotta
‘ttordici è toppa è toppa è toppa
quindici sediciassette diciotto
aspetto ancora aspetto aspetto aspetto
siamo a settanta fine della conta
da qui ti vedo faccia di matita
domani parto viaggio pesci mare
da qui ti vedo scattano le gambe
erba discesa un salto sono fuori
è muro è casa ti sfioro mi tocchi
liberi tutti nessuno mi batte
liberi tutti nessuno mi batte
liberi tutti nessuno...
Tre romanzi in sei righe

Data la presenza di un pianoforte, la polizia di Brest ha ritenuto che le riunioni del candidato Barde Artigues non fossero di carattere elettorale. Contravvenzione. Ammenda.
***
Ieri a Rouen il signor Colombe si è ucciso con un colpo di rivoltella. Nel marzo scorso sua moglie gliene aveva sparati tre. I due erano in attesa di divorzio.
***
Senza casa né lavoro, Louis Lamarre aveva però qualche soldo in tasca. E' entrato in una drogheria di Saint-Denis, ha comprato un litro di petrolio, e se l'è bevuto.
(Félix Fénéon, Romanzi in tre righe, Adelphi)
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