18.4.10

booktrailer #1

un booktrailer, qui.

21.3.10

Laboratorio di scrittura con Paolo Nori

26_27_28 Marzo 2010

Seconda SCUOLA ELEMENTARE DI SCRITTURA EMILIANA IN MONTAGNA

I semicolti e le loro scritture, il letterario e il non letterario.
Il suono e il senso, la paura e il riso.

Andare fuori tema, straniarsi, non sapere.
Le liste, le fattografie, la storia delle cose.
I riassunti, le sostituzioni, il cosiddetto cut up.
La frase, la ripetizione della frase, diversi modi di ripetere la frase.
La trama e la non trama, il tutto e il niente.
Le biografie, le agiografie e l’incontrario delle agiografie. Le poesie, il suono nelle poesie e l’incontrario delle poesie.
L’editoria, le pubblicazioni, il senso dello scrivere. E delle altre cose.

Paolo Nori

Orari laboratorio:

Venerdì 26 dalle 20 e 30 alle 23; Sabato 27 dalle 9 alle 12 e dalle 14 e 30 alle 18; Domenica 28 dalle 9 alle 12. I partecipanti alloggeranno in miniappartamenti misti

PAOLO NORI ha pubblicato, tra gli altri, i romanzi “Le cose non sono le cose”, “Grandi ustionati”, “Si chiama Francesca, questo romanzo”, “La vergogna delle scarpe nuove” e “Pubblici discorsi”. Ha tradotto e curato l’antologia degli scritti di Daniil Charms “Disastri”, l’edizione dei classici diFeltrinelli di “Un eroe dei nostri tempi” di Lermontov e delle “Umili prose”Puškin e “Anime morte” di Gogol’. È fondatore e redattore della rivista “L’Accalappiacani”.

Info setaccio@gmail.com; 392.3199820 / 349.5311807

7.2.10

esperimento #1

Fly on a Windshield
The lamb lies down on Brodway - Genesis

There's Howard Hughes in blue suede shoes
Smiling at the Majorette, smoking Winston cigarettes
And as the song and dance begins, the children play at home
with needles...Needles and pins

inglese → afrikaans

Daar is Howard Hughes in blou suede skoene
Lag by die Majorette, rook Winston sigarette
En soos die lied en dans begin, die kinders speel op
huis
met naalde ... Needles en penne

afrikaans → albanese

Nuk u Howard Hughes në këpucë blu kamoshi
Vonesë të Majorette, duhani cigare Winston
Dhe si këngë dhe valle fillon, fëmijët luajnë
shtëpi
me hala ... Hala dhe kunjat

albanese → bielorusso

Быў Говарда Хьюза у Blue Suede Shoes
Majorette затрымка, курыць цыгарэты Винстон
І, як песня і танец пачынаецца, дзеці гуляюць
Дом
з іголкі ... Іголкі і шпількі

bielorusso → catalano

Va ser Howard Hughes a Blue Suede Shoes
Demora Majorette, fumant cigarretes Winston
I, com una cançó i la dansa comença, els nens juguen
Inici
d'una agulla ... Agulles i agulles


catalano → danese

Howard Hughes var Blue Suede Shoes
Delay Majorette, rygning Winston cigaretter
Og som en sang og dans begynder, børnene leger
Hjem
en nål ... Prikken og stikken

danese → estone

Howard Hughes oli Blue Suede Shoes
Viive soittokunnan direktor, suitsetamine Winston sigarette
Ja kui laulu ja tantsu algab, lapsed mängivad
Kodu
nõel ... Torkiv

estone →  francese

Howard Hughes était le Blue Suede Shoes
Retard majorettes, de fumer des cigarettes Winston
Et quand le chant et la danse commence, les enfants jouent
Accueil
l'aiguille ... Agression au couteau

francese → gallese

Howard Hughes oedd y swêd Esgidiau Glas
Majorettes Oedi, ysmygu sigaréts Winston
A phan y canu a dawnsio yn dechrau, mae plant yn chwarae
Hafan
y nodwydd ... Drywanu

gallese → haitiano

Howard Hughes te swêd Blue Shoes a
Delay majorèt, fimen sigarèt Winston
Lè chante epi danse a kòmanse, timoun jwe
Home
zegwi a ... Agresyon

gallese →  inglese

Howard Hughes Sweden's Blue Shoes
Delay Cheerleading, smoking Winston cigarettes
When singing and dancing begin, children play
Home
a needle ... Aggression

(da un idea originale di un originale artista - biennale d'arte Venezia 2009)

25.1.10

Bucoschi

Dovresti leggere Bucoschi mi dicevano.

Mara mi diceva, dovresti cominciare a leggere Bucoschi. Mi diceva Mara, e Paolo mi diceva, leggi Bucoschi. Farebbe bene alla tua scrittura, mi dicevano. La irrobustirebbe, mi diceva Carlo. Carlo, Bucoschi, l’ha letto dalle superiori, mi ricordo. La renderebbe più calda, mi dicevano. Più schietta la renderebbe, mi dicevano. Più con meno fronzoli, la tua scrittura.

Erano tutto un dire.

Cominciai a leggere Bucoschi, come si va dall’osteopata, sotto consiglio, col passaparola. Come una cura medica, cominciai Bucoschi. Due volte al giorno, lontano dai pasti, a stomaco vuoto, per sentirne meglio l’effetto. Per 15 giorni. Poi sospensione. Poi richiamo, altri 15 giorni filati.

Poi sono andato a farmi le analisi.

Ma i risultati non li ho ancora presi.

9.1.10

l'ospitalità di abramo




Ecco questa icona è stata dipinta nel 1410 da Andrej Rublev e siccome il romanzo che sto leggendo parla di lui e mi sta piacendo moltissimo, e sono notoriamente monomaniacale, pubblico qui questa icona di Andrej Rublev dipinta nel 1410. Che in pratica sono 600 anni fa e neanche ci pensavo.

21.12.09

Manifesto del nullismo natalizio

non fate regali.
non addobbate le case.
non scrivete biglietti d'auguri.
non telefonate a persone ormai perdute.
non effettuate visite di cortesia.
non litigate per le assegnazioni dei pranzi festivi dai parenti.
non correte la vigilia di natale per gli ultimi regali.
non fate durare il cenone più di un'ora al massimo.
non commuovetevi di fronte alla famiglia riunita.
non dite, che freddo è proprio tempo di natale.

17.12.09

Dicembre sui davanzali

Non si accorgerà di te se le arrivi di spalle, ammesso si possa chiamar così la piccola gobba cremosa che è la sommità del dorso della cinciarella. Un dito indice di uccellino, coda esclusa, tondino di testa su tondo di corpo, collo vaporoso che si spalma morbido a destra e a sinistra nei gesti della fame. Le zampe sottilissime, neri rami in miniatura, cavalcano una candida briciola di pane fra mille sul davanzale e il capo azzurro, con la riga di mascara nero sul giallo del muso, là dove si stende il profilo degli occhi, ticchetta minuscoli e decisi affondi di becco.
È inverno.
Di sotto, su sentieri di esili impronte che fan gincane nella neve, attende la gatta dei vicini. In questo freddo ingrato, gonfia nella pelliccia tricolore, s’accontenta di resti di resti, slinguettando briciole inadatte alla sua stazza, poco più calde e nutrienti della neve. Dagli alberi intorno la spiano cince e pettirossi, che tu a tua volta spii non visto dalla finestra, ed è tutto un balletto silenzioso.
La cinciarella, ignara, continua a deliziarti. Se potessi faresti anche più piano, nel timore che la sola carezza degli occhi possa mettere in fuga la piccolezza resoluta, il vivido gomitolo di gialli e azzurri e neri. Immobile, osservi il suo impegno e la sua soddisfazione, ti rendi palo sotto le sue occhiate rapide e frequenti, palo fermo e inanimato. Poi, sul più bello, la vedi afferrare col becco una briciola grande, intera, e spiccare il volo dal bordo che dà nel bianco.

11.12.09

Devo andare a lavorare

Non è possibile continuare così. Non posso svegliarmi tutte le mattine con il peso in testa, nelle braccia, nello stomaco, sulle ginocchia, alle caviglie, nei piedi, in ogni lembo di pelle, non ce la faccio, devo trovare una soluzione, un approccio diverso a questo vivere quotidiano che prevede che io vada a lavorare tutti i giorni, nello stesso posto, a fare le stesse cose, a discutere degli stessi problemi, con le stesse persone, ad ascoltare i soliti discorsi, nella stessa prigione in cui mi nutro di pane e acqua tutti i giorni, pane e acqua, sopravvivenza.
Ma se sopravvivere vuol dire perdersi, allontanarsi, distaccarsi, spezzarsi, snaturarsi, dissolversi, annientarsi, da se stessi, ridursi allo stato di bestia, sopravvivere è veramente la cosa più difficile per un essere umano!
Non è più facile vivere?
A rigor di logica non fa una piega eppure ogni giorno sopravvivo. Giunta a questa consapevolezza e a quella che a rigor di logica è più facile vivere ma che non so farlo, devo trovare il modo per ‘’sopravvivere pienamente’’ altrimenti sopravvivo a metà e vivo a metà e penso a metà e soffro a metà e tutto è a metà e niente è fino in fondo. Fondo, fondo, fondo, toccare il fondo, a volte può servire, forse. Toccare il fondo cosa significa?
Perdersi, allontanarsi, distaccarsi, spezzarsi, snaturarsi, dissolversi, annientarsi, da se stessi veramente, diventare cinici nel profondo e poi da li rinascere, riconquistare giorno dopo giorno l’importanza di ogni cosa, sceglierla daccapo con consapevolezza vera questa volta.
Potrebbe andare così, non lo so. Ma so che non sono capace di riuscirci.
Cosa posso fare allora? Potrei licenziarmi. Potrei, ma non posso. Ho un mutuo, un’assicurazione vitae, una casa da mantenere, le tasse universitarie da pagare, i libri e poi non potrei più viaggiare, e poi non ho più vent’anni.
Insomma neanche questa possibile soluzione è fattibile. Cosa posso fare allora?
Cambiare me stessa. Si bella idea, cambiare. Ma so che non sono capace di cambiare anche perché cambiare un po’ significherebbe, perdersi, allontanarsi, distaccarsi, spezzarsi, snaturarsi, dissolversi, annientarsi, da se stessi veramente, diventare cinici nel profondo e poi da li rinascere, riconquistare giorno dopo giorno l’importanza di ogni cosa, sceglierla daccapo con consapevolezza vera questa volta. Insomma, neanche cambiare me stessa può essere una soluzione. Ma allora non c’è una soluzione?
Devo rassegnarmi a svegliarmi tutte le mattine con il peso in testa, nelle braccia, nello stomaco, sulle ginocchia, alle caviglie, nei piedi, in ogni lembo di pelle, oddio non ce la faccio, ci deve essere una soluzione, un approccio diverso a questo vivere quotidiano che prevede che io vada a lavorare tutti i giorni, nello stesso posto, a fare le stesse cose, a discutere degli stessi problemi, con le stesse persone, ad ascoltare i soliti discorsi, nella stessa prigione in cui mi nutro di pane e acqua tutti i giorni, pane e acqua, sopravvivenza.
E’ tardi, devo andare a lavorare, ci penserò domani.

4.12.09

Una grande storia

Ora t'incollo alla pagina.
Giuro che lo faccio. E sai come? Ti racconto una storia, ma una di quelle storia che proprio non puoi staccarti dalla pagina. Davvero. Senti che dico, non appena leggerai i primi righi, non riuscirai a staccarti.
Ti racconto una di quelle storie, ma una di quelle storie che giuro, non ti scorderai. T'invento certi personaggi che non hai mai visto da nessuna parte poi t'invento certi dialoghi che sembra di vederli al cinema e poi t'invento certi intrecci narrativi che non ci capisci più niente. Lo vedi ? Già ti stai incollando alla pagina. Già sei curioso e vorresti sapere come va a finire la storia, ma siamo ancora all'inizio e questo è il bello delle grandi storie, devi avere pazienza che a poco a poco ti appassioni e non la lasci più.
Questa storia, dicevo, è una di quelle storie, ma una di quelle storie che davvero non si leggevano da anni, ma tu rispondi al telefono ora, non t'incollare troppo che tanto lo scritto rimane, rispondi - che potrebbe essere qualche notizia importante, qualcuno che non senti da tanto, ma se succede che non rispondi a telefono perchè continui a leggere e non riesci proprio a staccarti vuol dire allora che questa storia davvero ti sta incollando alla pagina e io che te la sto narrando sono un grande scrittore, uno di quelli che incolla alla pagina perchè ho la capacità di non farti rispondere ad una telefonata che potrebbe essere importante ma che tu eviti pur di non staccarti dalla pagina.
E allora la vuoi sentire sì o no questa storia? Guarda che è una grande storia, una di quelle storie che non ti scordi più e se aspetti giusto due minuti, guarda, te la racconto tutta perchè merita davvero, devo giusto ricordarmi da dove cominciare perchè i fatti sono tanti, dammi solo due minuti e cominciamo. Giuro, solo due minuti e siamo pronti. Ma tu non ti muovere altrimenti non capisci più niente. Capito? Io sono lì fra due minuti, solo due minuti.

3.12.09

Le cose

Hmmm hmmm clic bleah. Cammina cammina clic non cammina più. Tic tac tic tac clic crac. Bisogna stare attenti. Sole sole sole sole clic pioggia. Alle abitudini. Ffff ffff ffff clic bum! Firulìn firulà firulìn firulà clic silenzio. Perché. Luce luce sempre luce clic Dove sei che non ti vedo? Perché. Cara caro cara caro caro cara clic la lama di un coltello. Perché le cose cambiano. Clic.

30.11.09

Ragionamenti

Le persone a sentirle parlare hanno tutte ragione. Così si fatica a capire com’è che il mondo va male; se ognuno di noi è nel giusto, logica vuole che tutti siamo nel giusto. E invece no, perché a prestare attenzione ai discorsi delle persone c’è sempre quello lì o quella lì (quelle lì o quelli lì) che stanno sbagliando di brutto, che non si sa come farglielo capire, che ci abbiamo provato ma è come parlare al muro, che quella lì o quello lì (quelli lì o quelle lì) sono irrecuperabili, non cambieranno mai. E noi che ascoltiamo parlare la persona che è nel giusto non possiamo che dirci d’accordo e annuire che sì, è proprio così, ma dentro noi stessi pensiamo che anche la persona che parla e si crede nel giusto sta sbagliando a comportarsi o a pensarla in quel modo, che se ci trovassimo noi nella sua situazione agiremmo diversamente e in pochi minuti risolveremmo l’inghippo e ricondurremmo quello lì o quella lì (quelle lì o quelli lì) - che sono evidentemente nel torto - alla ragione. E insomma fa bene Carlo, a non dar confidenza nessuno.

27.11.09

Poesia di Natale

Ebbene, per una serie di ragioni mi è stato chiesto di scrivere una poesia sul Natale. Ammetto, in tutta onestà, che la cosa è spiazzante. Lì per lì ho detto: beh, va bene, sì si, bene, scriverò una poesia sul Natale. Ma sentivo comunque una certa perplessità. Di certo, non ho mai pensato di scrivere una poesia sul Natale. Cioè, una volta avevo scritto un racconto sul Natale, ambientato nel giorno di Natale in un'agenzia ippica, poi l'ho un po' cambiato, riscritto, e alla fine il Natale non c'era più. Quindi si potrebbe dire che non ho mai scritto nulla sul Natale. Anzi no, un'altra volta ho riscritto una commedia per un saggio di alcuni ragazzi, mi dice la prof: ecco, ci sarebbe questa favola, sul Natale, andrebbe messa in scena. Ho capito, va bene, la facciamo, sì sì, bene. Poi l'ho letta. Poteva essere Dickens, che ci fanno pure i film con J. Carry. Invece era Guareschi, e, beh, per capire bisognerebbe leggerla. Fatto sta che alla prima stellina cometa, alla prima "magia" di Natale m'è preso il mal di mare e allora ho riscritto tutta una roba con delle formiche rivoluzionarie, dei corvi... bah insomma, forse qualcosa della favola c'era ancora, ma insomma diciamo che non era più una favola di Natale, col Natale.
Così ora eccomi lì col foglio bianco, dopo che mi scrivono la mail con nero su bianco "aspettiamo il tuo testo". Cioè,la poesia sul Natale.
Ora, mi chiedo, esiste forse un tema più difficile che una poesia di Natale? Che se parli dello spleen della città, del consumismo, del panettone, sei scontato. Se parli di cosa ti cucinava tua nonna, del ritrovo in famiglia, di te coi regali a tre anni, sei retorico. Se parli del freddo, della neve, della notte, sei naive. Se parli del tema religioso... e come fai a parlare del tema religioso partendo dal Natale in una poesia di Natale? E' tutto molto complicato. Allora un flash: ricordo di aver comprato anni fa un libro di Brodskij dal titolo "Poesie di Natale". E rammento chiaramente di non averlo mai letto tanto bene per il motivo, appunto, che c'erano "poesie di Natale", il che è piuttosto respingente, quantomeno per me, a ben vedere. Però, uno si dice, forse provare a leggerla, una poesia di Natale di Brodkij, perché no, potrebbe anche aiutare a trovare una strada... e trovo questi versi, che sono solo l'inizio di una poesia più lunga, e mi dico: però, Broskij, lui ce l'ha fatta a scriverla la poesia di Natale.

Il secondo Natale in riva al Ponto
che non è mai ghiacciato. La stella
dei re Magi sul recinto del porto.
Non posso dire di non riuscire
a vivere senza te - visto che vivo.
Come da questa pagina è evidente.
Esisto: trangugio la mia birra, imbratto
fogli, e l'erba, la calpesto.

Qui ci sarebbe un post libero...


25.11.09

Facciamo che io ero Leopardi e tu eri la siepe...

Edouard Léve

maddormentavo (ovvero amanti del matarazzo)

Maddormentavo di tutto.
Ronfavo come una caffettiera indecisa.
Maddormentavo di notte, manco a dirlo, ma ad una velocità tale che i compagni di letto - dormivamo in tanti all'epoca, a turni, ma io c'ero sempre, stakanovista del cuscino - venivano a controllare che fossi ancora vivo.
Maddormentavo a lezione, poca cosa direte, ma in prima fila in faccia al professore, che non poteva fare altro che fermare la lezione.
Maddormentavo in treno, fino all'ultima stazione - non mia - fino al capolinea sull'autobus, in macchina per tutto il viaggio, fossero curve e tornanti o comoda autostrada.
Maddormentavo in fila alla posta, dal salumiere, dal dentista durante l'otturazione, in Chiesa al confessionale, negli spogliatoi dei negozi d'abbigliamento, in spiaggia sulla sabbia e in mare al largo. Maddormentavo in piedi, sul prato, in ginocchio, accoccolato, seduto col rivolo di bava, dopo l'ultimo singulto di piacere, dopo aver fatto la domanda sbagliata.
Maddormentavo durante la resa dei conti.

"Dormi chiossai d'u matarazzu", mi dicevano. E mi piaceva sentirmelo dire - sarà che in dialetto novarese il materasso è tuttaltro che statico: mi diceva, sogna e vai.



Perché se uno non c'ha voglia gli altri devono provare a convincerlo? Non c'ha voglia, no? Basta. Lasciatelo in pace.

post it # 27


Questa settimana il numero delle cose che mi preoccupano è salito a 15. Due in più rispetto all'ultimo aggiornamento. Per quanto ci provi, sono incapace a immortalare in foto l'intensità oggettiva del mio lavandino. E credo che gli occhiali da lettura stiano assumendo un atteggiamento decisamente ostile. Devi assolutamente fare qualcosa! C'è bisogno che ti ricordi che la maniglia della porta della mia camera ha cominciato a girare da sola? Voglio un hamburger; e la serie completa dei personaggi di Star Wars fatta coi pupazzetti del Lego. Poi puoi toglierti dai piedi. (Fino alla prossima consulenza su quale immagine adottare come nuovo avatar del mio Facebook).

24.11.09

e se c'hai

e se c'hai un amico - pure uno solo - col quale perderci i pomeriggi a vagare per una città qualsiasi, che ti frega del lavoro che ti annoia che ti frega della politica e del governo che va in malora che ti frega dei titoli del giornale e della televisione spazzatura che manda i film belli la notte alle tre. Dicevo, se c'hai questo amico, puoi passarci il tempo a prendere in giro i passanti o a guardare le donne che tornano a casa di sera, posare il culo al bar sottocasa e parlare due ore dei film di Tarkowsky che non se lo caga nessuno perciò ti piace.

23.11.09

Domani parto

Mentre pensavo il pensiero tondo che tutto sta nel ritmo e mi chiedevo se il mondo è musica o rumore, mentre pensavo a quante parole mute e ritmo era il mio passo lungo nelle foglie, mentre pensavo, da un cespuglio basso il vento ha liberato un ricordo vecchio di sole, che fa così:

un ombra terra ghiacciolo di menta
passa mia madre però non mi vede
due vieni qui zitto con me c’è posto
tre quattro trema per la corsa il piede
mese di spine cinque resto ferma
sei cuore in gola appallottolato
sei cuore in gola è ancora troppo presto
sei pomeriggio sai che ti aspettavo
sette otto nove dieci non ti volti
dieci mollette per i miei codini
dita di miele chiamano le mosche
ginocchia rosse lividi di guerra
undici piani pieni di balconi
terra pestata sotto il sempreverde
dodici ombra tredici paura
urla gradini il sole come scotta
‘ttordici è toppa è toppa è toppa
quindici sediciassette diciotto
aspetto ancora aspetto aspetto aspetto
siamo a settanta fine della conta
da qui ti vedo faccia di matita
domani parto viaggio pesci mare
da qui ti vedo scattano le gambe
erba discesa un salto sono fuori
è muro è casa ti sfioro mi tocchi
liberi tutti nessuno mi batte
liberi tutti nessuno mi batte
liberi tutti nessuno...

Tre romanzi in sei righe



Data la presenza di un pianoforte, la polizia di Brest ha ritenuto che le riunioni del candidato Barde Artigues non fossero di carattere elettorale. Contravvenzione. Ammenda.

***

Ieri a Rouen il signor Colombe si è ucciso con un colpo di rivoltella. Nel marzo scorso sua moglie gliene aveva sparati tre. I due erano in attesa di divorzio.

***

Senza casa né lavoro, Louis Lamarre aveva però qualche soldo in tasca. E' entrato in una drogheria di Saint-Denis, ha comprato un litro di petrolio, e se l'è bevuto.

(Félix Fénéon, Romanzi in tre righe, Adelphi)